Torna alla Homepage
Accedi al WebMail
Clicca QUI
   

AMON | Andrea Marutti [inter]view

Pubblichiamo al volo un'intervista ad Andrea Marutti, cogliendo l'occasione di dare ulteriore spazio allo Sleep Concert, che si svolgerà questo 21 aprile presso il FOA Boccaccio di Monza. Un evento sperimentale e (credo) unico in Italia, che coinvolge anche il suo progetto Amon, altrettanto sperimentale. Il problema con Amon è infatti proprio la sua collocazione. Se è vero che i suoi dischi vengono inseriti a buon diritto in un contesto dark ambient (sulla press release della raccolta/ristampa Foundation vi era scritto "You'll find no deeper nor darker ambient anywhere else"), è altrettanto vero che Andrea - come dimostra la sua etichetta Afe Records - è più vasto. Forse sarebbe più corretto definire i suoi lavori come di elettronica sperimentale, come del resto era l'industrial alle origini: l'ultima uscita Sator, in collaborazione con Nimh, evidenzia tutto questo, e sembra che non solo io vi abbia visto qualcosa di "cosmico". Un grazie ad Andrea dunque anche per avermi dato le dritte per un mini-speciale su Amon di prossima pubblicazione.


Ciao Andrea, anzitutto grazie per il tuo tempo, visto che ai tuoi impegni con Afe Records si è aggiunto quello per l'organizzazione dello Sleep Concert. Mi sembra giusto dunque iniziare la nostra chiacchierata parlando di questo esperimento.

Andrea Marutti: Grazie a te per l’interessamento, se c’è la volontà alla fine il tempo per fare le cose si trova, eccomi qui. Dunque, lo sleep concert in programma alla FOA Boccaccio di Monza nasce dall’idea di alcuni dei ragazzi che gestiscono il posto, in particolare Francesco “Druzil” e Simone degli Scum. Conoscendomi, hanno pensato di chiedermi un consiglio riguardo a musicisti/gruppi potenzialmente interessati a partecipare a un evento del genere. Io mi sono lasciato prendere dalla cosa e mi sono mosso contattando diversi amici; una volta avuta la disponibilità di un congruo numero di musicisti ho preparato un programma e l’ho sottoposto alla loro attenzione. Una volta che il programma è stato accettato abbiamo lavorato insieme cercando di trovare una data che potesse andar bene per tutti, quella data è risultata essere il 21 Aprile... Visto il tema, alla serata è stato dato il nome di “The Big Sleep”, ovvero “Il grande sonno”. Gli sleep concerts sono stati teorizzati e praticati all’inizio degli anni Ottanta dal musicista americano Robert Rich; un concerto di questo genere è concepito con l'idea di cullare gli ascoltatori in uno stato intermedio tra sonno e veglia, creando un ambiente adatto a far sì che le suggestioni musicali si mescolino con flussi di coscienza e immagini oniriche, creando sogni lucidi sospesi tra realtà e immaginazione... Credo che per il pubblico italiano appassionato di musica Ambient questa sarà davvero un’occasione molto rara – se non unica, almeno nel panorama nazionale – per partecipare ad un evento del genere. Oltre al sottoscritto, i musicisti che parteciperanno alla serata/nottata sono aal, Andrea Ferraris (Ur / Airchamber 3), Davide Del Col (Ornament / Echran), Figli di Diapa (a034, mbst8 e Hyena), Hue, Opium (Sola Translatio), Scum, Sil Muir e Sparkle in Grey. Senza dilungarmi oltre, per ogni altro dettaglio in merito a questa serata suggerisco agli interessati di visitare la ricca pagina informativa disponibile sul sito Afe:

www.aferecords.com/the_big_sleep_italiano.htm

Sarebbe un peccato non chiedere a chi da più di dieci anni si muove nell'ambito della musica elettronica come abbia iniziato ad appassionarsi al genere e come mai abbia deciso di esprimersi attraverso di esso, più precisamente in contesto dark ambient, magari pregandolo di aggiungere una postilla su quella che secondo lui è stata l'evoluzione delle cose nella scena.

Cominciai ad ascoltare musica elettronica sperimentale all’inizio degli Anni Novanta, nella fattispecie si trattava di musica Industrial. Come ho già avuto modo di raccontare in altre occasioni, in quel periodo venni a contatto con le pubblicazioni del collettivo THX 1138 – Amen Prod: nel numero otto della fanzine “Amen” si parlava di Musica Industriale, interattività, hackers, networking, etc., in allegato c’era uno spettacolare doppio vinile che includeva brani di Etant Donnes, La Fura Dels Baus, Officine Schwartz, F.A.R., Das Synthetische Mischgewebe, Cranioclast, Tasaday, S.Core e molti altri. Non avevo mai ascoltato musica del genere e ne restai particolarmente colpito. Qualche tempo dopo cominciai a sperimentare utilizzando diversi registratori a cassetta e un piccolo mixer creando le mie prime composizioni. Alla fine del 1994 acquistai alcuni synths ed altre apparecchiature professionali ponendo le prime basi di quello che ora è diventato il mio studio. Il motivo per cui ho cominciato a fare musica – ed intendo “musica” in generale, senza porre alcuna particolare enfasi su nessun genere - credo sia da ricercarsi semplicemente nella mia curiosità: volevo soltanto provare e vedere se anch’io, pur non sapendo suonare in modo proprio alcuno strumento, e senza possedere alcun tipo di nozione in materia, sarei riuscito a creare qualcosa che avesse un senso. Quando nel 1995 registrai i brani che poi vennero pubblicati nel disco d’esordio del mio progetto Amon, non avevo la minima idea che esistesse un genere musicale chiamato “Dark Ambient”. Soltanto nel momento in cui vennero pubblicate le prime recensioni ebbi modo di leggere in alcune di queste che il mio disco ricordava, o somigliava, a qualchedun altro. Non ho particolari problemi nel vedermi incluso in questo filone musicale, ma spesso ho notato che si tende ad affiancarmi a molti musicisti/gruppi che propongono, per dirla in parole povere, “musica de paura”... Ho sempre cercato di prendere pubblicamente le distanze da espressioni musicali del genere perchè da parte mia non c’è mai stato alcun tentativo di creare brani che descrivessero atmosfere lugubri, cimiteriali et similia. La mia è una ricerca verso la profondità della musica, senza utilizzo di effetti speciali e scheletrini in copertina. Ci tengo anche a puntualizzare che i brani riconducibili al “Dark Ambient” sono soltanto una parte del mio output, infatti sin dall’inizio mi sono cimentato con diverse tipologie di composizioni e atmosfere. Lungi da me l’idea di esimermi dall’aggiungere la postilla che mi richiedi, ma sento davvero di non essere in grado di tracciare un analisi dell’evoluzione di questa scena negli anni.

L'occasione per intervistarti nasce da Sator. Una cosa che mi incuriosisce è che ti muovi anche nei centri sociali, quindi realtà attente alla vita materiale dell'individuo, ma poi le tue uscite hanno una componente irrazionale, come ad esempio questa, che prende spunto dal "quadrato magico" SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. È altrettanto vero che in quest'ambito è spesso presente quantomeno una dialettica col sacro e/o l'arcano (Raison D'Être, Lustmord, gli SPK di Zamia Lehmanni), ma non dimentichiamo che l’industrial primigenio aveva anche istanze sociali. C'è contraddizione?

La musica contenuta in “Sator” presenta livelli di astrazione sicuramente assai elevati ed è quindi irrazionale per sua natura, ma la costruzione dei brani denota invece una razionalità spiccata, dettata dalla proverbiale pignoleria dei suoi autori. Direi quindi che la contraddizione è qui tra noi, viva e pulsante. Ma non è forse la vita in sè la contraddizione più grande? I centri sociali sono luoghi di libertà, sicuramente imperfetti – come tutto – ma credo che al loro interno il tasso percentuale di onestà intellettuale, voglia di fare e mettersi in gioco sia di gran lunga superiore a quello che si può trovare all’esterno. Ma io non sono certo un rivoluzionario, apprezzo la vita comoda e la sicurezza della mia casettina: altra contraddizione. Che vergogna...

Sator è una collaborazione Amon – Nimh (Giuseppe Verticchio). Come vi siete trovati? In cosa siete simili, in cosa diversi?

Credo di poter parlare anche a nome di Giuseppe affermando che ci siamo trovati benissimo nel lavorare insieme al disco. Sono alcuni anni che ci conosciamo, e pur vivendo abbastanza distanti (...io a Milano e lui a Roma...) di tanto in tanto riusciamo comunque a incontrarci. Il disco non nasce come una collaborazione “a distanza”, bensì come un lavoro “a quattro mani” (...che in alcuni casi sono anche diventate sei, vista l’apprezzatissima collaborazione di Daniela, moglie di Giuseppe...) registrato insieme in occasione di un periodo di vacanza che da tempo avevamo programmato proprio con questo scopo. Entrambi ci siamo presentati all’appuntamento avendo già alcune idee abbozzate, alcune di queste sono state sviluppate, altre invece sono state utilizzate per un altro progetto (Hall Of Mirrors, in uscita a breve su Silentes) o, almeno per il momento, accantonate. Detto questo, la maggioranza delle parti che compongono i brani del disco sono state fisicamente suonate/prodotte insieme nello stesso luogo. Giuseppe ha infine curato il mastering del disco da solo. Credo che le differenze tra noi siano molte; senza cercare di tracciare alcun profilo psicologico o comportamentale ma limitandomi a prendere in esame la musica, sicuramente la più grossa sta nel fatto che Giuseppe è in grado di suonare compiutamente un discreto numero di strumenti, mentre io non ne ho la minima padronanza. Una cosa che ci rende simili invece è l’interesse che proviamo verso la ricerca di certe sonorità d’impatto che perseguiamo cercando di non ricorrere agli “effetti speciali” di cui facevo menzione più sopra.

Sarà che festeggiano quarant’anni e se ne parla di nuovo, quindi potrei essere influenzato, ma c’è qualcosa dei Tangerine Dream in Sator? O di Klaus Schulze? Nel senso che non identifico Sator solo con l'opprimente dark ambient, perché a volte è più musica per "viaggiare" con la testa.

Credo di sì, direi che una percentuale di cosmicità implicita è sicuramente parte del DNA di “Sator”. Personalmente sono anni che non ho occasione di ascoltare lavori di Schulze e Tangerine Dream, ma in passato li ho frequentati molto, moltissimo. Tutt’oggi per me “Timewind” di Schulze resta uno dei capolavori della Musica Elettronica, anche a distanza di oltre trent’anni dalla sua prima pubblicazione, al pari di “Aqua” del solo Edgar Froese. Mi fa molto piacere questo tuo porre “Sator” in un punto piuttosto equidistante tra il Dark Ambient e la Cosmic Music, ciò si riallaccia in qualche modo al concetto di “profondità” di cui parlavo prima. Ne evinco che oltre la mia intenzione vi è anche un risultato tangibile all’esterno e ne sono contento.


Il fatto che lo Sleep Concert si svolga in un centro sociale dove ci sono anche molti concerti punk/hc, mi fa pensare all'originaria vicinanza tra punk e musica industriale e all'attitudine DIY che condividi con queste realtà, per quanto tu poi sia andato oltre al DIY. Nella musica c'è una comune tendenza al minimalismo e all'essenzialità, ma la differenza è che laddove il punk deve bruciare tutto in due minuti, tu senti l'esigenza di dilatare massimamente la tua musica. Perché?

Perché credo che quelli siano i tempi giusti per le atmosfere che vado a descrivere. L’ascoltatore deve avere tutto il tempo di “acclimatarsi” e di mettersi comodo, senza alcuna fretta. Ed una volta trovata la propria dimensione, ci vuole ancora altro tempo perchè i flussi e le correnti all’interno della musica facciano il loro effetto... Se possibile, le cose che ho registrato negli ultimi mesi estremizzano ancora di più questo concetto: le sto testando ripetutamente su di me e sembrano funzionare egregiamente, sono molto soddisfatto.

Quando ho chiesto ai ragazzi di Trazeroeuno, che tu dovresti conoscere, perché pubblicassero in cd-r, loro mi hanno elencato una serie di vantaggi economici che questa scelta porta a realtà ancora piccole. Per te è lo stesso? Vedi una linea di congiunzione tra tape trading, cd-r e net label? Che pensi di queste ultime?

Sì, conosco i ragazzi di Trazeroeuno e ho apprezzato gran parte delle loro uscite. Dunque, un CD-R Afe ha un costo più elevato di un regolare CD in jewel-box, circa il 50% in più; la differenza è che per produrre un CD si è obbligati a realizzarne un certo numero di copie, mentre tale imposizione non è valida per le edizioni in CD-R. Da qui il risparmio. Occorre tenere presente quanto certe proposte musicali per via della loro natura estrema siano in partenza destinate a un pubblico che definire sparuto è già un eufemismo. La maggior parte dei dischi pubblicati da Afe fanno parte di questa tipologia. Vorrei precisare che non c’è alcuna volontà imprenditoriale a muovermi, ma soltanto un’ostinata passione dettata da alcuni fattori che comprendono anche una sorta di “fare per non pensare” legato a carenze affettive e insoddisfazioni personali... Lasciando perdere questo abbozzo di autoanalisi, vorrei cercare di spiegare una cosa su cui ho ragionato spesso negli ultimi tempi; si tratta di un ulteriore motivo per cui le pubblicazioni Afe vengono prodotte quasi esclusivamente in piccole edizioni, e si può riassumere con questa affermazione: “Desidero che i dischi Afe finiscano tra le mani di persone interessate ad ascoltarli e che non terminino la loro vita sullo scaffale di un magazzino”. Io credo che, a fronte di un bacino d’utenza infinitamente piccolo, ci siano troppe etichette che stampano CD in tirature che sono sicuramente sovradimensionate rispetto alle persone potenzialmente interessate a fruirne. Perchè lo fanno? Probabilmente soltanto per avere più merce da poter scambiare con altre etichette e dare così vita a grossi mail-order. In questo modo i dischi pubblicati non sono più il fine, sono soltanto il mezzo con cui allestire un mercato: più titoli hanno in lista e più è facile che riescano a venderne qualcuno. E le 2000 copie del – peraltro mediocre - CD che hanno pubblicato e scambiato con mezzo mondo? Quante resteranno inascoltate su uno scaffale o in fondo a uno scatolone? Ma ormai il problema non è più di loro competenza... Non so se sono riuscito a spiegare bene questo concetto, mi piacerebbe davvero avere un confronto con altre realtà su questo argomento. Passando brevemente alla seconda parte della tua domanda: credo che le tape labels, le CD-R labels ed infine le net-labels non siano altro che l’evoluzione tecnologica della stessa cosa. Personalmente sono tutt’ora molto legato al supporto fisico e mi riesce difficile slegare l’ascolto di un disco dalla sua confezione/copertina; anche ascoltare musica con il computer non mi piace: di solito se devo ascoltare musica pubblicata originariamente in mp3 la converto e la masterizzo su un CD-R audio. Un tempo chiunque poteva registrare cassette in casa propria e le produzioni di questo tipo erano considerate di Serie B, poi tutti abbiamo avuto la possibilità di masterizzare la musica su CD-R e sono diventati loro la Serie B. Infine sono arrivati gli mp3 e hanno indispettito chiunque investisse soldi per pubblicare musica... In tutte le cose penso che sia la qualità della proposta a fare la differenza, secondo me non è così importante il formato in cui la musica viene pubblicata quanto la cura che si ha nel pubblicarla: la selezione del materiale, il mastering, etc.

Probabilmente è la cosa più stupida da chiedere riguardo ad Afe Records, ma rimane il fatto che sono stupito da quanto aggiornato e ricco sia il suo sito. Quanto tempo ci perdi/investi? Afe Records potrebbe esistere senza il web?

Credo che uno dei maggiori punti di forza di Afe sia proprio il suo sito. La sua struttura così dettagliata e informativa è figlia di quella cura che ho menzionato sul finire della precedente risposta. L’impegno e il tempo necessari a gestire tutti gli aspetti che riguardano l’etichetta sono molto elevati, ma per mia natura non mi sarebbe possibile operare diversamente. Afe esisterebbe lo stesso anche senza il web, probabilmente sarebbe qualcosa di diverso ma non ho dubbi che riuscirei comunque a riversare la mia maniacalità in qualcosa di equivalente come newsletter cartacee, cartoline, manifesti, flyers, cataloghi, etc. Sì, ne sono sicuro.

Un’altra realtà con la quale collabori è Eibon Records: che pensi del lavoro di Mauro Berchi?

Mauro ha sempre tenuto molto alta la bandiera della qualità infischiandosene dei maggiori costi di produzione, per questo motivo ha tutto il mio rispetto. Mi spiace constatare che negli ultimi tempi l’etichetta sembri non portargli più le soddisfazioni di un tempo. Penso che la crisi in atto nel mercato discografico non sia reversibile: il peer-to-peer è una cosa fantastica, ma purtroppo a pagarne le spese maggiori sono proprio le etichette medio-piccole come la sua.

Finale classico: cosa bolle in pentola?

Di tutto, di più: alla fine di aprile saranno ufficialmente fuori una ventina circa di nuove produzioni Afe; un paio di queste sono co-prodotte insieme a Bar La Muerte. Tra i titoli in uscita ricordo almeno i full-length di Logoplasm, aal, Non Ethos, The Impossible Flower, a034, Cría Cuervos e Sam & Valley. Un paio di ristampe di miei vecchi lavori a nome Never Known sono altresì compresi nella lista insieme a un MiniCD-R 3” che contiene un lungo rework in chiave Ambient che ho realizzato partendo da un brano esclusivamente vocale della mia amica Madame P. A breve su Afe verrà pubblicato anche un CD di Bestia Centauri in collaborazione con Eibon, a fine maggio credo. Tra qualche settimana la piccola label Opaco gestita da Andrea Freschi/Subinterior pubblicherà in CD-R il primo lavoro di lunga durata che ho registrato a mio nome, mentre un paio di brani verranno pubblicati su due compilations in Belgio e Francia. Del materiale piuttosto “rumoroso” che ho registrato lo scorso Settembre dovrebbe uscire in vinile negli USA, ma ancora non so bene quando. Silentes sta per pubblicare il CD d’esordio di Hall Of Mirrors (... io e Giuseppe Verticchio / Nimh con ospiti Giulio Biaggi / Nefelheim e Daniela Gherardi). Con Giuseppe abbiamo intenzione di registrare un altro disco insieme durante l’estate. Oltre tre ore di materiale registrato insieme a Andrea “Ics” Ferraris degli Ur per il nostro progetto Sil Muir sono in fase di rifinitura, una volta ultimati i master cominceremo a cercare etichette disposte a pubblicarli; tra l’altro terremo il nostro primo live-set proprio in occasione dello sleep concert il 21 Aprile. In programma ho anche una collaborazione con il chitarrista canadese Aidan Baker, spero di riuscire a terminare la mia parte del lavoro non appena le uscite Afe saranno finalmente pronte. Davide Del Col/Ornament sta registrando dei nuovi brani a cui probabilmente apporterò dei contributi. Mi piacerebbe riuscire a trovare il tempo per lavorare a un nuovo disco Never Known...

Recensioni:

Foundation

Sator (insieme a Nimh)


A cura di: Fabrizio Garau [fabrizio.garau@audiodrome.it]

Gruppo: Amon [www.aferecords.com/ank/index.htm]
Intervistato: Andrea Marutti [www.aferecords.com/am]

Data intervista: 14/4/2007
Stampa la pagina | Invia l'articolo ad un amico
 Link correlati
 Archivio [inter]view

Articolo più letto su [inter]view:
PREMIATA FORNERIA MARCONI

  Motore di ricerca Guida utilizzo
1 seleziona cosa cercare
2 inserisci [specifica]
 Réclame
 Powered by
AMON | Andrea Marutti | Login/crea un profilo | 0 Commenti
I commenti sono di proprietà dei legittimi autori, che ne sono anche responsabili.