La forza, così come il significato di questo progetto dai confini molto estesi (dal Nord America all’Europa continentale), è rintracciabile nel nome della band, un arguto gioco di parole di difficile traduzione.
Un vero e proprio "stream of consciousness", un flusso di coscienza, suonato con violini, sax e l’ausilio di basi elettroniche eclettiche come non mai. Una proposta arricchita dalla presenza di un vocalist diverso per ogni brano, soluzione capace di suscitare sensazioni diverse ad ogni passaggio: si parte da J.G. Thirwell - ovvero Mr. Foetus - nell’iniziale "Asphodel" e si passa per Scott McCloud dei Girls Against Boys, Barry Adamson, Black Sifichi, Pete Simonelli, Eugene Robinson e Lisa Smith Klossner. Nonostante l’incredibile eterogeneità della proposta, il punto di forza della band è proprio quello di mostrare le diverse sfaccettature della propria anima attraverso un unico, intricatissimo flusso, come se ogni elemento costituisse soltanto una porzione di un qualcosa di più grande, che, ne siamo certi, è ancora da scoprire nella sua interezza. Un sound indefinibile, inquietante e - per una volta si tratta del giusto aggettivo - onirico come non mai. Elementi industrial ed elettronica minimalista si sposano con strumenti a corda, sassofoni, vibrafoni, chitarre e pianoforti che sembrano distanti anni luce: il risultato è sorprendente e assimilabile a una sorta di musica da camera riveduta e corretta per il nuovo millennio. Difficile trovare punti di riferimento, perché quando si passa da un brano come "Asphodel", che sembra quasi provenire dal repertorio degli ultimi Ulver, a una composizione come "While The Sun Burns Out Another Sun", autentica sinfonia post rock per vibrafono e chitarre, è difficile rintracciare influenze o sterile etichettare qualcosa realmente senza confini. Si rimane storditi durante l’ascolto, o forse sarebbe meglio dire "smarriti", perché passando da un brano all’altro non si riesce mai a capire a cosa si stia assistendo o verso quali lidi il collettivo Strings Of Consciousness si stia dirigendo. Ci avventuriamo ad occhi chiusi tra un’inquietante "Cleanliness Is Next To Godliness", capace di levare il sonno se ascoltata di notte, ed una jazzata "Sonic Glimpses", resa ancora più intensa dalla toccante interpretazione di Adamson, passiamo per "Crystallize It", quasi un brano post-core soffocato e dagli angoli smussati, per giungere completamente alienati al rifugio (in)sicuro di "Midnight Moonbeams", autentica gemma finale a metà strada tra trip-hop e soundtrack di un film cyberpunk.
Ostico, oscuro e in alcuni momenti incomprensibile. Descrizione sonora di un inland empire mai esplorato, realizzata con ambizione, ma non con pretenziosità.
Un piccolo capolavoro da scoprire e riscoprire nel tempo, capace ad ogni ascolto di raffigurare visioni sempre nuove e sempre più surreali.
Strings Of Consciousness. Basta il nome.
Gruppo: Strings Of Consciousness [
sito ufficiale]
Titolo: Our Moon Is Full
Label: Central Contro
Distribuzione: Wide
Anno: 2007
Voto: 
Tracklist