Altro che mortaretti e fuochi d’artificio, nel caso del quarto album del combo inglese (che attualmente consta di sei elementi) bisogna parlare di artiglieria pesante, vista la furia primigenia che pervade le otto tracce di Happy Birthday. Questa volta tocca all’etichetta britannica Riot Season l’onore e l’onere di licenziare quello che ad oggi si può considerare come il miglior lavoro sulla lunga distanza del gruppo, senza dubbio il più multisfaccettato, che alle grasse bordate doom-sludge imparentate con l’hardcore dei primi tre lp (Hates You And You And You… del 2004, II del 2005 e Project:Death del 2007) va ad aggiungere una componente psichedelica e sperimentale affine a quella di band quali Plastic Crimewave Sound e Oneida. A dire il vero, già in Project:Death si intuiva la voglia di svincolarsi da una formula che dopo i due pur ottimi lp precedenti cominciava a stare stretta, evitando per un pelo il rischio di incasellare definitivamente la band tra le folte schiere dei devoti al verbo sludge. Non c’è che da gioire, quindi, nel constatare come la strada intrapresa da questi guerrieri sonori sia quella giusta, e il risultato è a disposizione di chiunque abbia voglia di affrontare questo splendido disco, manifesto di una band in pieno stato di grazia creativa e con una voglia matta di distruggere tutto e tutti. Happy Birthday colpisce duro fin da subito con il furioso assalto di “War Crows”, incalzante noise rock di scuola Unsane seppellito da un basso strabordante e da muri di feedback, che - come nei brani che seguiranno - presenta parti vocali pesantemente filtrate, manipolate e maltrattate, corrosive come il sangue di un alieno. È invece nella successiva “Tight Collar” che il passato degli Hey Colossus emerge prepotente, roba melmosa che ricorda da vicino i Melvins più oscuri e che finisce per perdere la batteria per strada sfociando nella allucinata “Are Nice Men”, nella quale viene alla luce la deriva psichedelica cui si accennava poco fa. I suoni sono più che mai sporchi, primitivi, si fondono tra loro e sgomitano per emergere da una dimensione troppo angusta per poterli contenere tutti: succede così che anche nella splendida “Fire Up The Tambourine”, che parte con una linea di basso ultradistorta ed esplode – letteralmente, sentite che bomba il colpo di batteria che apre il fuoco – in uno sferragliante sludge’n’roll su cui si stagliano le strazianti urla del cantante, mai così acute. Viene quasi voglia di trasformarsi in Hulk e spaccare i muri a pugni. “Are Coming To Kill You All” è l’arrivo dello schiacciasassi pronto a frantumare le macerie residue: basso, batteria, chitarra ed infine voce che deformano gli amplificatori tanto sono prepotenti, lasciando che il lamento disperato di “Permanent Vacation”, suddivisa in due parti, raccolga quel poco rimasto al suolo. Ma non è finita, visto che il brano migliore è proprio la conclusiva “Overlord Rapture In Vines Part.9”, dodici minuti di feroce ipnosi che ricorda tanto i momenti migliori dei compaesani Shit & Shine – “Practicing To Be A Doctor” e “Cunts With Roses” sono dietro l’angolo – quanto la gloriosa “Sheets Of Easter” degli Oneida. Una batteria martellante accompagna i mille strati di chitarre torturate, ad un certo punto sembra quasi che il ritmo acceleri, gli strumenti entrano ed escono alla velocità della luce, seppellendo una voce salmodiante che sgomita per emergere, fino a quando il giocattolo, ormai a corto di munizioni, non arriva a rallentare e fermarsi definitivamente, lasciando a friggere le povere casse dell’impianto stereo. Happy Birthday è una preziosa conferma di una band che, assieme a Todd, Lords e Part Chimp (non a caso protagonisti di un interessante split quadruplo uscito un paio di anni fa), rappresenta quanto di meglio ci sia oggi nella terra d’Albione in fatto di musica pesante.
Gruppo: Hey Colossus [
www.heycolossus.com]
Titolo: Happy Birthday
Label: Riot Season [
www.riotseason.com]
Anno: 2008
Voto: 
Tracklist