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SOVVERSIVO [inter]view

Forti di un successo di critica straordinario, i Sovversivo mostrano, sotto la scarica di domande del nostro redattore, un orgoglio non comune che di certo è la vera chiave di volta di una band non incline ad abbassare la testa o a fermarsi di fronte alle difficoltà di una scena difficile.
In occasione della pubblicazione del loro primo cd, l'ottimo Wild Emotions, quindi,  Audiodrome ha voluto conoscere più a fondo questa genuina realtà rock nostrana, nella speranza che anche il pubblico si mostri attento.


Benvenuti su Audiodrome ragazzi. Cominciamo da un'annosa questione: il nome “Sovversivo” potrebbe far pensare, a chi non vi conosce, a generi musicali proiettati fortemente su tematiche politico/sociali, quali il combat folk rock, lo ska-core, il rap più violento, il metalcore o il punk.
Voi, tutt'altro, siete alfieri di un heavy rock classico che gode di una produzione e di un'attitudine sì più attuale, ma pur sempre radicata nei dettami del passato. Come mai, quindi, la scelta di questo nome?

Ciao e grazie del benvenuto. Il nome della band: annosa questione davvero, visto che in effetti tutti ci fanno notare questa cosa. A dire il vero la scelta del moniker è avvenuta in modo del tutto casuale, aprendo a caso una pagina del vocabolario... Paradossalmente la casualità è stata anche dettata dal volersi distinguere subito, a partire dal nome, dal momento che forse le band italiane si chiamano un po’ tutte allo stesso modo…

Siete sulle scene da dieci anni, le vostre demo e i vostri concerti hanno contribuito a far girare il nome con successo, la vostra ostinazione e il vostro impegno vi hanno permesso di crearvi anche uno zoccolo duro di fans prima ancora della realizzazione del full length. Volete raccontare ai lettori la vostra storia, dalla fondazione del gruppo a oggi?

Il progetto “Sovversivo” nasce in effetti dieci anni fa, ma è dal 2000 che matura una propria identità, cominciando a comporre pezzi propri. L’attività compositiva si fa subito importante, anche quantitativamente. C’è un primissimo demo (2000) non ufficiale; ne seguono altri due, ufficiali, ravvicinati, nel 2002 e nel 2003. Con questi lavori la band si pone all’attenzione della Black Dahlia Agency, con la quale prende il via un’intensa attività live nel Nord Italia fino a tutto il 2005. Da segnalare date importanti come Full Metal Night (con Labyrinth), Hardsounds Heavy Birthday (con Rain), Perpetual Moonshine (con Extrema), Tradate Iron Fest 2004 (con Doomsword, Omen e Virgin Steele). Il 2005 si chiude con la realizzazione dell’ultimo demo In This Darkest Hour, lavoro che da un lato comincia a dare ai pezzi una connotazione piu heavy, dall’altro segna anche l’abbandono della band da parte del batterista Stefano Bucci, che già aveva preso il posto del fondatore Pier Monti due anni prima. Il gruppo resta così fermo per quasi tutto il 2006, fino a novembre, quando Gianluca Luci (proveniente dall’esperienza discografica con gli Ahrcana) va ad affiancarsi al nucleo originale (Andrea Uboldi, Matteo Serra e Federico Gassa), completando di nuovo la line-up e permettendo la ripresa dei lavori. Un’intensa attività di riarrangiamento e affinamento dei pezzi (inframmezzata da alcuni live) sfocia nei primi mesi di quest’anno nell’ingresso in studio per la registrazione del primo full-length ufficiale Wild Emotions. Ed eccoci qui…

Avete condiviso il palcoscenico con nomi storici come Doomsword, Rain, Extrema, Labyrinth, Omen e Virgin Steele. Cosa hanno significato per voi queste esperienze, e cosa avete imparato a contatto con altri colleghi?

Ovviamente sono state tutte esperienze molto positive da più punti di vista… e avremmo anche divertenti aneddoti da raccontare, ma ci vorrebbe troppo tempo… diciamo che vivi per un po’ in quel  mondo che speri possa essere anche il tuo.

Con quali altri nomi vi piacerebbe condividere lo stage?

Con un animale da palco come Max Pezzali ad esempio… No, a parte gli scherzi, mettendo insieme i desideri di tutti la lista sarebbe chilometrica. Suonare con qualsiasi grosso nome sarebbe in ogni caso una gran figata.

Che ricordo mantenete quindi di un'occasione speciale come il Tradate Iron Fest? Che aria si respirava? Come si siete trovati?

Suonare ad un festival come il Tradate, prima di band affermate e famose come Doomsword, Omen e Virgin Steele è forse stata l’esperienza più emozionante, anche e soprattutto per l’atmosfera del backstage; “l’aria” che respiri è unica, bisogna provare. Siamo stati da subito entusiasti di partecipare ad una manifestazione di quel genere e ovviamente speriamo di poter replicare quanto prima.

Per l'autoproduzione del vostro primo full length, Wild Emotions, che sta riscuotendo uno straordinario successo di critica, avete deciso di rimaneggiare in chiave più moderna anche brani prima composti. Come mai questa scelta?

Penso che sia abbastanza normale che avvengano delle modifiche/ottimizzazioni negli arrangiamenti quando il set di brani che decidi di utilizzare per il disco copre, a livello compositivo, un arco temporale cosi ampio come nel nostro caso. Inoltre l’arrivo di un nuovo membro (Gianluca) all’interno del gruppo porta sempre, inevitabilmente, dei cambiamenti. Infine, alcune idee sugli arrangiamenti erano già in cantiere, pronte ad essere utilizzate, e la realizzazione di un disco ufficiale chiaramente comporta il dover mettere insieme il tutto, e al meglio.

Quali erano i vostri riferimenti quando avete cominciato e cosa è cambiato da allora?

Sentenced, Savatage ed Alice Cooper sono e continuano ad essere 3 dei nomi ricorrenti fra le nostre preferenze. Nostre inteso di Andrea, Matteo, Federico. Gianluca invece ha un background heavy/power.
Nei gusti personali non è cambiato molto, anche perché le novità veramente di rilievo ormai sono merce rara. Ciò che è cambiato rispetto agli inizi è invece, grazie all’esperienza di ognuno, l’aver saputo maturare un sound personale, sia a livello individuale che di gruppo.

Come nasce una canzone dei Sovversivo?

Come sempre dallo spunto del singolo, che si trasforma poi in un’idea un po’ più corposa sulla quale è possibile lavorare in modo più preciso e passare, in seguito, alla fase compositiva vera e propria.

Quali sono le tematiche verso cui la band si mostra più sensibile quando si tratta di scrivere una canzone?

Mah… principalmente i testi trattano con varie sfaccettature il modo di porsi di fronte a questo mondo di merda che non regala niente, che gira al contrario… come si vive, come si pensa, cosa si pensa, ma anche come si reagisce, il tutto , spesso, in modo un po’ metaforico. Le tematiche, insomma, sono generalmente piuttosto introspettive.

Emozioni selvagge: quali sono per voi e quali volete trasmettere al vostro pubblico?

Fondamentalmente il selvaggio può essere inteso come primitivo-istintivo e naturale allo stesso tempo; si può dire che i testi e i brani raccolgono le emozioni che si vivono nel mondo reale e le raccontano, cercando chiaramente anche di trasmetterle.

Dieci anni di coraggiosa, notevole ed ostinata avventura: quali sono le maggiori difficoltà che una band come la vostra deve affrontare ancora nell'ambiente, sia rispetto ai locali, che alle etichette che al pubblico?

Un mare di difficoltà e in tutti gli ambiti, come hai giustamente detto: dal vivo, con le case discografiche... Il tutto è da ricondurre alla (triste) realtà musicale presente in Italia che tutti conosciamo molto bene. I locali fanno suonare solo cover-band e tributi, le etichette… esistono ancora? Insomma, l’underground in Italia non viene preso in nessuna considerazione: così è sempre stato e così continua ad essere. Il problema è che l’underground c’è, esiste, perché da qualche parte ovviamente bisogna cominciare, ma non si riesce a vederne l’uscita finché viene gestito cosi male, anche nel caso di una band come la nostra che modestamente a livello underground ha già dato tutto quello che poteva dare.

Non avete mai ricevuto offerte da label, che per un motivo o per un altro, avete dovuto rifiutare?

Ehm… Purtroppo no.

Come vi state organizzando sotto il profilo live? Ci sono già date pronte che volete eventualmente segnalare ai nostri lettori?

Suoniamo l’11 gennaio 2009 al Marmaja Club di Cusano Milanino (MI) ed ovviamente speriamo in una bella affluenza di pubblico. Da parte nostra è un anno e mezzo che non saliamo su un palco e quindi garantiamo che sapremo “sfogarci” a dovere. Tutte le info sul nostro sito comunque. Per ora, oltre a questa data, null’altro: vedi risposte precedenti.

Quali sono le immediate speranze per il futuro dei Sovversivo?

Ora come ora abbiamo un solo passo possibile da poter fare, e cioè quello di trovare un contratto decente che ci permetta di arrivare al mercato col nostro disco: sappiamo (e le recensioni ce lo confermano) che è un prodotto valido e vogliamo riuscire a raggiungere questo traguardo.

Per quale motivo i discografici scelgono di investire su una band con minore storia ed esperienza della vostra, piuttosto che su una band che può già contare su un seguito e un curriculum di tutto rispetto? Cosa entra in gioco secondo voi?

La moda del momento. L’ignoranza musicale diffusa del pubblico, che va ovviamente a riflettersi sulle scelte dei discografici, ed il poco coraggio dei discografici stessi, forse.

Ragazzi le domande terminano qui. Ringraziandovi, vi lascio lo spazio di concludere come volete. In bocca al lupo.

Ringraziamo di cuore Audiodrome per lo spazio che ci concede, per noi vuol dire molto. Ringraziamo te Marco per l’attenzione dimostrataci e per un’intervista con domande interessanti. E ovviamente invitiamo tutti a venirci a trovare l’11 gennaio dal vivo per passare una serata live vera. Eddai… gli Iron e i Manowar li potete ascoltare sul cd quanto vi pare… no? ROCK!

::Sovversivo su Audiodrome::

A cura di: Marco Priulla [marco.priulla@audiodrome.it]

Gruppo: Sovversivo [www.sovversivo.com]

Data intervista: dicembre 2008
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