
Salve Marko, finalmente sulle pagine di Audiodrome.
Marko Pavic: Ciao e ben trovato.
Racconta ai lettori che non ti conoscono come è nata la tua passione per la musica e il tuo percorso.
La passione per la musica è nata molto presto, verso i dodici anni. All’epoca avevo un vicino di casa qualche anno più grande di me con una collezione di dischi in vinile enorme. Tramite lui mi sono avvicinato ai Beatles, Mike Oldfield… e a un sacco di altra roba. Poi, da lì a poco, ho scoperto l’hard rock e il metal e a tredici anni ho iniziato a prendere lezioni di chitarra classica. Poi sono seguite le band al liceo e i primi concerti nelle scuole… le solite esperienze che uno fa!
Nel tuo primo album, Taste Some Liberty, hai creato un sound dalle coordinate classiche dell'hard rock. Quali sono stati i tuoi riferimenti principali e quali erano le idee che ti hanno guidato allora?
Per TSL i riferimenti principali erano le band hard rock anni ‘70/’80 quali Rainbow, Deep Purple, Whitesnake, Europe. Il primo disco spesso contiene brani composti nel corso di diversi anni. Dovevo esternare queste prime influenze musicali!
Col secondo album, Unconditioned, si è verificato un indurimento del suono, integrando elementi sonori decisamente più moderni e attuali. Come mai questi cambiamenti?
La volontà di andare avanti e non ripetersi è alla base di creare musica. Volevo sperimentare cose nuove per me ed integrarle nello stile della band, senza stravolgerne l’idea originale. È stata un’evoluzione naturale, condivisa anche con il resto della band.
Qual è stato il processo creativo delle canzoni dell'album? Come nasce una canzone dei Pavic?
Per Unconditioned c’è stato molto lavoro in sala prove suonando insieme. Siamo partiti da basi/provini fatti a casa che poi successivamente sono stati elaborati con il contributo personale di tutta la band. Chris ha scritto la maggior parte dei testi per Unconditioned.
Come hai conosciuto Chris Catena e cosa ha fatto scattare la scintilla di questa collaborazione, capace di mantenere alta la qualità della proposta e dare ottimi frutti?
Ti ringrazio. Con Chris ci siamo incontrati nel 2002, credo. All’epoca avevamo una tribute band dei Whitesnake, con la quale abbiamo fatto qualche data in giro. Poi abbiamo cominciato a collaborare su pezzi originali, inizialmente per il suo disco di debutto Freak Out e successivamente anche per i Pavic.

Come è stato giudicato dalla critica, italiana e non, Unconditioned?
In Italia, la maggior parte delle recensioni sono positive, esaltano il “modernizzamento” dell’hard rock classico e l’evoluzione compositiva. Certo, ci sono recensioni anche meno positive, ma non si può piacere a tutti! Per noi è molto importante essere soddisfatti in prima persona del nostro lavoro.
Il disco è sostenuto da una prestazione chitarristica di notevole spessore: vuoi raccontarci del tuo approccio alla strumento, in fase di composizione ed esibizione? Quali sono i tuoi riferimenti chitarristici prediletti?
Ti ringrazio anche qui. Il mio approccio allo strumento nasce tutto dall'improvvisazione. Questo vale sia per la composizione dei brani che per gli assolo. Tutto parte da un’idea spontanea che poi viene elaborata oppure viene lasciata come è nata inizialmente. I chitarristi di riferimento sono veramente tanti, tutti i chitarristi famosi e non! Attualmente sto sentendo Andy Timmons, Zakk Wylde…
Come è nata la collaborazione con Kee Marcello, che non ti è nuova, se non sbaglio?
No, infatti. Conosciamo Kee da qualche anno ormai. Aveva fatto un’apparizione anche su “Summer Of ’98” tratta da Taste Some Liberty. È capitato che stesse a Roma mentre noi stavamo in piena fase di registrazione. Avevamo anche il pezzo giusto per il suo stile, così lo abbiamo chiamato di nuovo. È stato molto divertente.
Il sound così attuale dell'album si deve anche ad una produzione adeguata allo scopo: come mai la scelta di missarlo in Svezia?
Gli svedesi sono famosi cultori dell’hard rock/metal. Già per TSL siamo andati in Svezia per il mastering del disco. Per Unconditioned volevo affidarmi della stessa persona per il mastering. Mentre si parlava e decideva, mi incuriosiva l’idea di fare anche il missaggio da loro. Ho sentito dei lavori che aveva fatto Tobias Lindell e sono rimasto a bocca aperta. Ho subito capito che era la persona giusta.
Per “Just Go On” è stato girato un videoclip, bonus track multimediale dell'album: che tipo di esperienza è stata? La ritieni valida a livello promozionale?
È stata una bellissima esperienza. Il video è stato girato in una giornata, il giorno che Kee Marcello era venuto allo studio a registrare le sue parti. Oggi, per via di YouTube e simili, i video sono parte fondamentale e indispensabile di un progetto musicale. Stiamo valutando la possibilità di fare un secondo video.

Come procede invece l'attività live? Avete già preso contatti per l'anno appena cominciato?
L’attività live sta andando bene. Abbiamo fatto diverse date in autunno, appena uscito il disco. L’ultima era a dicembre con Vitalij Kuprij e Mats Leven. Iniziamo invece il 2009 con il concerto a Roma insieme ai Tyketto.
Con quali artisti ti piacerebbe poter suonare, sia in studio in eventuale collaborazione, che sul palcoscenico?
Alcuni gruppi che mi piacciono al momento sono gli Alter Bridge, Black Stone Cherry, Serj Tankian, Shinedown…
Hai già sviluppato delle idee da cui poter trarre prossime pubblicazioni?
Non ancora. Non ho neanche iniziato. Attualmente siamo concentrati sui live ed è ancora troppo presto per pensare ad un nuovo lavoro. Inoltre, non sono uno che scrive canzoni sempre e in continuazione. Appena i tempi saranno giusti, mi metterò con tutta la concentrazione sul nuovo lavoro.
Dove trai ispirazione per le tue canzoni? Cosa colpisce l'attenzione e la sensibilità di Marko Pavic, come musicista e come individuo?
Sicuramente le esperienze personali e collettive. Tutto quello che ci circonda ed in qualche modo influisce sulla nostra vita. Ma siamo soprattutto noi che dobbiamo influenzare e dirigere le cose. La musica per me è anche una ricerca personale e spirituale, se vogliamo.
Cosa cambieresti tra le regole che dominano il music-biz?
Attualmente le regole del music-biz stanno già cambiando in continuazione, esplorando nuove possibilità. Non credo ci sia più un modello unico. Certe soluzioni funzionano per le grandi band, altre per quelle più piccole. È anche un periodo un po’ confuso per l’industria musicale.
Marko, tua è una delle collaborazioni al progetto hard rock melodico Second Sight. Come è nata questa opportunità e cosa ti ha dato?
I ragazzi del progetto mi avevano chiamato e chiesto se volevo partecipare ad un brano, al che io ho accettato. Il pezzo è stato cantato da Roberto Tiranti dei Labyrinth. Mi piace collaborare anche ad altri progetti per tenermi in allenamento e sperimentare cose diverse.
Tra le diverse attività, c'è anche l'impegno discografico con l'Anteo Records: come procede l'attività? Quali possono essere le difficoltà per una label come la vostra, e quali invece le più immediate soddisfazioni?
L’idea è nata principalmente per pubblicare i nostri lavori. Le soddisfazioni sono il fatto di avere il completo controllo su tutto il progetto. Dall’altra parte, invece, sono richieste diverse figure professionali, c’è molto lavoro da seguire. Certo, ci sono difficoltà, come competere con altre strutture più grandi, ma se alla base c’è la passione e la volontà, le cose si fanno.
In un periodo così controverso ed esaltato per il mondo e soprattutto per questo paese, preso ormai da una forma di nevrosi cronica e di paura insensata per tutto ciò che non gli è immediatamente vicino, se mi permetti vorrei farti una domanda più personale. Cosa è rimasto nel cuore e nella personalità di Marko Pavic delle sue origini yugoslave?
Io mi sento cittadino del mondo. Ho cambiato talmente tanti posti nella vita che penso che potrei vivere ovunque. Le origini ci sono e non possono essere cancellate, ma nel corso della vita vengono ampliate. Penso che ognuno debba avere e coltivare una propria spiritualità che gli permette di stare bene prima di tutto con se stesso e di seguito con gli altri.
Qualcosa di esse rimane nella tua musica? Cosa puoi dire alla gente che si esprime contro l'integrazione e la solidarietà tra le nazioni?
Penso che tutto rimane nella musica, qualsiasi aspetto della propria vita, in un modo o l’altro viene riflesso anche nella musica. La musica è un’estensione, un’espressione del proprio essere. Essere contro l’integrazione e solidarietà è una cosa assurda, soprattutto di questi tempi. Questo non vuol dire che l’integrazione deve essere una cosa selvaggia o forzata. Servono regole precise tenendo in considerazione il rispetto per tutti.
Marko, l'intervista termina qui. Ti ringrazio non solo per la tua disponibilità, ma anche per la tua immensa pazienza. Ti lascio lo spazio per dire ciò che vuoi ai lettori e ai tuoi sostenitori.
Grazie a te per questa chiacchierata e la possibilità di presentare Unconditioned ai lettori di Audiodrome. Supportate la musica e band preferite andando ai loro concerti e comprando i cd. Questo è l’unico modo per tenere in vita la musica.
::Pavic su Audiodrome::
Gruppo: Pavic
Intervistato: Marko Pavic
Data intervista: dicembre 2008