Ancora in casa A Silent Place, ancora più in là in quanto a spostamento dei confini della propria musicalità. After Dark, My sweet aveva segnato l’inizio di un processo di allontanamento dagli stilemi classici dell’indie-rock, con i Julies che si addentravano appieno nel campo della psichdelia (mista a improv), testimonianza del desiderio di concretizzare impulsi di libertà creativa indipendenti da quanto richiesto dal mercato “alternativo”. L’ep con Sonic Boom ha contribuito poi a far al gruppo – ormai diventato quasi un collettivo - di Nicola Caleffi e Luca Giovanardi, piena coscienza delle proprie capacità, lasciate detonare in questa cerimonia segreta composta e celebrata in due cd. Il primo proietta silhouette di forma canzone, il secondo sfonda del tutto gli argini senza che si avvertano eccessive prolissità fini a se stesse o pretenziosità snob. Dicono i Julies: L'album contiene 15 tracce: la somma delle due cifre dà 6. Il primo disco contiene 9 brani, il secondo 6: anche qui due multipli di 3, e due numeri speculari. Secondo l'interpretazione tradizionale della numerologia, il Tre risolve i contrasti creati dalle polarità del Due, fornendo un risultato di una nuova integrazione e senso di interezza. Il mondo visibile è a tre dimensioni e mente, corpo e spirito insieme formano un essere umano. Il Tre indica sviluppo e apprendimento tramite le esperienze della vita, è associato alla fede e alla conoscenza. Dunque, tra magia, matematica e numerologia, si parte con drum machine, synth e basso groovey per la sintetica ma sanguinante “Sleepwalker”. Un senso di ritualità monta febbrile mentre “The Shadow, Our Home” cavalca echi di gomma Eighties, “The Stain”, distorta e claustrofobica, pesta e sgomita, “The Devil In Kate Moss” è un frammento di identità indie-rock anni Novanta. “The Dead Will Walk The Earth” attraversa eterea new wave e shoegaze, avvicinandosi parecchio a quanto proposto attualmente dai Deerhunter oggi o da Kevin Shields ieri e con “Origins” il desiderio di staccarsi da terra si rende concreto in circa dodici minuti di cosmicità irruente e drogata che sfiora autismi ambient nel mezzo, per esplodere in un crescendo mantrico nel finale. “Mean Affair”, anche grazie alla presenza di fiati ad opera dell’ubiquo Enrico Gabrielli, rappresenta un baluginio jazz-funky nella Tempesta, mentre “Mountain Tea Traders” e “Let The Oracle Speak” mettono fine ai sermoni tra rimandi ai Radiohead smemorati e sguscianti riverberi. La liturgia si apre con i flussi krauti di synth e la voce lontana di Giancarlo Frigieri (coautore della stessa, glockenspiel in “Hidden Channels Of The Mind” e wurlitzer in “Origins”) in “La Macchina Universale”, poi “The Devil In Kate Moss Part II: Exorcism” riprende la ritmica geometrica della prima parte espandendone la componente lisergica. Risacche marine, concretismo e rifrazioni jazzy animano “Hidden Channels Of The Mind”, “Breakfast With The Lobster” è ancora più ariosa tra arpeggi ovattati, rivoli di pianoforte e fiati impressionisti. Le sei corde acustiche di “Ceremony” irrorano di grazia l’atmosfera satura ed extradimensionale raggiunta finora e con “They Came To Me” si realizza di aver vissuto un’altra affascinante esperienza tra le braccia accoglienti dell’oscurità.
Gruppo: Julie's Haircut
Titolo: Our Secret Ceremony
Label: A Silent Place
Anno: 2009
Voto: 
Tracklist