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PURE | Peter Votava [inter]view

Peter Votava è attivo nel mondo della musica elettronica sin dai primi anni Novanta. La nostra attenzione è stata catturata dal suo ultimo disco, Ification (2008): Peter è stato capace di dar vita a uno degli album (dark) ambient più interessanti degli ultimi tempi e abbiamo deciso di raggiungerlo per capire il suo percorso artistico e per rubargli qualche segreto. Ecco saltare fuori le origini industrial e new wave e l’esperienza come dj, poi l’abilità nel manipolare le fonti sonore fino a stravolgerle, anche quando queste non provengono da una library, bensì da un musicista chiamato a “contribuire”, il che ci ricorda un altro pregio, cioè l’apertura nei confronti di altri generi come il rock e il metal, specie quello estremo. Proprio questo gli ha permesso di dar vita a qualcosa di vario, che però rimane coerente nelle atmosfere e nel sound molto cupo, teso, tagliente e freddo, con quel pizzico di “malattia” a renderlo appetibile a un arco di ascoltatori che va dagli amanti di Lustmord ai fan delle uscite della Mego (sulla quale aveva pubblicato il precedente Noonbugs) e dell’elettronica sperimentale in genere, incuriosendo forse un po’ quelli che seguono Sunn O))) e tutti quei gruppi che mischiano metal e musica ambientale.


Fai musica sin dal 1992. Ho letto che hai iniziato con i party techno di Vienna e, dopo alcuni cambiamenti di stile, ora ti occupi di musica elettronica sperimentale, così come possiamo capire da dischi come Noonbugs e Ification. Come sono mutati o si sono evoluti i tuoi gusti?


Peter Votava: Le mie radici musicali si trovano nella cultura industrial e nella musica new wave degli Eighties, con band come Throbbing Gristle, Current 93, Coil, Whitehouse, Joy Division, Laibach, Bauhaus e così via. Quando ho scoperto la techno nell’estate del 1991 al Tresor Club di Berlino è stata questa combinazione di suoni elettronici strani e di una fisicità che non avevo mai sentito prima a farmi diventare creatore e non più solo fruitore di musica (prima come dj poi come musicista). Per un po’ di anni la techno e le sue varie mutazioni/derivazioni sono state il fulcro, ma a casa mi piaceva ancora ascoltare di tanto in tanto i miei vecchi dischi, e avevo sempre in valigia Information Overload Unit degli SPK e Cream Of The Second Coming dei Whitehouse, casomai mi servisse qualche “intro” speciale per le mie serate. Questo periodo molto intenso della mia vita è finito nel 1997, quando ho ritenuto di aver finito di dire quello che avevo da dire in quell’ambito. Ho svoltato verso la musica basata sul computer, con forte enfasi sull’ascolto concentrato, il che mi ha condotto di nuovo verso aree più sperimentali (e la mia prima uscita sperimentale su Mego). Insomma, i miei gusti non sono mai davvero cambiati, è stato più uno spostamento di fulcro e un’espansione verso le varie musiche che mi piacciono.

Ification è il miglior album che ho ascoltato negli ultimi mesi. Hai avuto molte idee e hai trovato diverse soluzioni per creare qualcosa di unico e originale per ciascuna traccia. Che cosa ci puoi raccontare riguardo la genesi di quest’album?

Grazie per le tue parole gentili. È stato un lavoro infernale completare Ification, dato che volevo un passo in avanti per il mio linguaggio musicale dopo alcuni album nello stile di Noonbugs. L’offerta per pubblicarlo su Cronica credo sia arrivata nel 2003 per un’uscita nella primavera del 2005, ma in qualche modo sono trascorsi altri 4 anni per pubblicarlo. È passato attraverso un processo ridicolmente lungo di questionare su ogni singolo dettaglio del mio modo di fare musica, ma se così non fosse stato, Ification non sarebbe com’è ora.

Una delle mie tracce preferite è “Approximation”. Mi piace il modo con il quale hai incorporato suoni/strumenti classici nella tua musica. Hai campionato veri corni e archi?

Per quanto ne so, “Approximation” è una delle preferite davvero di un sacco di gente. Il punto di partenza di questa traccia sono stati gli “archi”, perché di archi non si trattava, bensì di un drum’n’bass groove che in qualche modo ho trasformato in questo suono che pare contenere il “carattere” degli archi, pur non essendo una registrazione di uno strumento ad arco. I corni sono realizzati con campionamenti di fiati che avevo da qualche parte, solo su una frequenza molto diversa, quindi è stata necessaria un po’ di manipolazione per farli suonare per bene anche nei registri più bassi. Anche i suoni percussivi che ho utilizzato provengono da diversi contesti, ad esempio il suono dei colpi metallici proviene da un disco death metal. La mia idea riguardo “Approximation” era di fare una specie di traccia classica senza campionare strumenti classici. Quello che la rende speciale per me è che è la prima traccia in circa dieci anni che non è basata sull’improvvisazione, ma è pensata al 100% secondo dei tempi precisi. Questo non è necessariamente divertente, ma mi ha aiutato a disegnarla esattamente come la volevo.

In relazione alla domanda precedente: per quanto riguarda la musica elettronica e la manipolazione di strumenti classici o musica classica, Murcof è emerso negli ultimi due o tre anni come una figura importante nel campo della musica elettronica. Che cosa pensi del suo lavoro?

È strano che tu mi chieda questo, mi hanno fatto la stessa domanda un po’ d’anni fa a proposito di Noonbugs. A essere onesto quella volta non lo conoscevo e ho dovuto procurarmi la sua musica. Quello che ho trovato erano campionamenti classici mischiati a battiti IDM/electro/techno ed è una combinazione alla quale non riesco ad appassionarmi. Da quella volta non ho sentito più niente di suo, però l’altr’anno Versailles Sessions mi è piaciuto per il modo in cui lui ha lavorato con le dinamiche e i silenzi. Non penso però che in generale la nostra musica abbia troppo in comune. La sua suona come se lui volesse comporre con dei veri musicisti piuttosto che plasmare dei campionamenti, mentre io sto ancora cercando suoni sintetici che evochino associazioni con qualcosa d’altro. E non riesco a sentire il suo “romanticismo” nella mia musica.


Secondo me, “Approximation” sarebbe perfetta per un thriller. È la classica domanda stupida per un musicista ambient, ma hai avuto mai la possibilità di comporre una colonna sonora? O ti piacerebbe farlo in futuro?

Non ho mai realizzato una colonna sonora, però ho fatto delle musiche per alcuni video sperimentali che non sono poi così distanti da “Approximation”, traccia che ovviamente sarebbe disponibile se la si volesse utilizzare per “The Shining 2”.

“Collaborazione”  sembra una parola chiave per te…

…  Forse “contributo” si adatta meglio di “collaborazione”. Tutti i “contributi” sono stati registrati senza che io avessi un’idea concreta di come usarli. Nessuna delle tracce alla fine suona come niente di ciò che ho registrato con gli altri nel corso degli anni precedenti.

Come sei entrato in contatto con musicisti come Cristoph de Babalon, Alexandra Von Bolzn e Martin Brandmayr?

Il primo è mio amico dall’inizio degli anni ’90 e abbiamo sempre discusso sul collaborare e fare qualcosa insieme. In “Fire” ho ri-lavorato così tanto i suoi riff che probabilmente realizzerò un’altra traccia – molto diversa – con lo stesso materiale. Ho conosciuto Alexandra a Berlino quattro anni fa e ho utilizzato materiale appartenente a una nostra sessione di registrazione di quel periodo sia per “Sonomatopeia” sia per “Iron Sky”. Con Martin ci siamo conosciuti quando stavo a Vienna. La registrazione di lui che suona la batteria e di me che aggiungo distorsioni è dell’estate 2003 (sempre a Vienna).

Alexandra ha un background metal e tu con lei hai realizzato una traccia ambient/noise come “Sonomatopeia”. È molto originale e diversa da quelle delle band che nominerò adesso, ma vorrei sapere la tua opinione su progetti come Sunn O))) e KTL.

I Sunn O))) hanno fatto storia trasformando il metal in musica sperimentale e hanno creato un loro genere, il che penso sia il massimo che tu puoi ottenere come musicista. Posseggo la maggior parte dei dischi dei Sunn O))) e dei KTL, e ho visto dei loro set dal vivo che mi hanno mandato fuori di testa (i Sunn al Volksbühne di Berlino, i KTL al Sonàr di Barcellona).

“Iron Sky” ha voce e batteria. Altre tracce hanno percussioni, ma a proposito di questa possiamo parlare di un qualcosa vicino a una ritmica. Qualcuno ha scritto sul sito dell’etichetta di Ification (la Crónica) che hai voluto realizzare un “noisy rock-like piece”. Che ne pensi di questa definizione?

Mi va assolutamente bene. Penso che ci siano degli elementi rock, ma solo come citazione, ovviamente. Qualcuno può dire che la prima parte, con la sua severità, mostri qualche riferimento agli Swans, mentre la seconda consiste di livelli caotici di batteria, urla e archi non inusuali per delle noise rock band.

Organizzi un festival a Berlino: il “Wasted”. Per favore, concludi quest’intervista raccontandoci che cos’è questo festival.

Il Wasted è una serie di (principalmente) party breakcore che ho iniziato con Jason Forrest nel 2005 assieme al Club Transmediale di Berlino. Specialmente le prime due edizioni sono state leggendarie (guardate su YouTube) e abbiamo ospitato chiunque possa avere un minimo di importanza all’interno della scena breakcore. È stato un piacere speciale combinare nella stessa line-up le esibizioni live breakcore (che sono basate principalmente sul laptop) con quelle di band “di carne” come Fuckhead, Bolz'n o Trencher, così da cancellare un po’ i confini tra musiche potenti ed estreme, ma di diverso tipo. Non abbiamo al momento piani per un altro Wasted, ma non è finita ufficialmente. Vedremo cosa ci porterà il futuro.

A cura di: Fabrizio Garau [fabrizio.garau@audiodrome.it]

Gruppo: Pure [http://pure.test.at]
Intervistato: Peter Votava

Data intervista: maggio 2009
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