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VOID OF SILENCE | Riccardo Conforti [inter]view

A 6 anni da Human Antithesis, album che catturò l'attenzione di molti appassionati di metal estremo, italiani e non, i Void Of Silence hanno fatto ritorno con un disco ancora più maturo e raffinato. The Grave Of Civilization si lascia alle spalle la guerra e proietta l'ascoltatore in uno scenario catastrofico, dove emerge un suono più leggero rispetto a quanto già prodotto dal gruppo, ma al contempo solenne, dettagliato, drammatico. Chiuso il capitolo Nemtheanga si apre quello di Brooke Johnson, una scelta che ha creato non pochi dubbi in buona parte degli ascoltatori, nonostante l’affiatamento trovato con Riccardo Conforti e Ivan Zara, i due fondatori della band. Abbiamo raggiunto proprio Riccardo che ci ha raccontato la storia di questo nuovo disco, com'è nato e cosa si esprime al suo interno, svelandoci anche qualche dettaglio sul futuro prossimo dei Void Of Silence.


Benvenuto su Audiodrome. Per iniziare io partirei subito chiedendoti qual è il concetto-base su cui è centrato The Grave Of Civilization. Ai vostri inizi si parlava del male celato dentro l'uomo e la società che costituiva, poi è arrivata la seconda Grande Guerra con Human Antithesis, ed ora? The Grave Of Civilization suggerisce un aspetto concettuale piuttosto contemporaneo, o quasi post-apocalittico.

L'album, come dici tu, si fonda su argomenti meno retrò, ma proiettati in un futuro possibile.
È un racconto di una persona, stile “ultimo uomo sulla terra”, che si aggira in quello che rimane della nostra grande civiltà, devastata da dall'uomo stesso. È un'ipotesi che purtroppo sta sempre più preoccupando l'umanità, ma che di fronte al dio denaro, sembra non aver soluzione.

Il gruppo dopo Human Antithesis ha passato un  lungo periodo piuttosto travagliato: viste le complicazioni, avete mai pensato di voler (o dover) abbandonare il progetto Void Of Silence?

Da parte mia sì. Non ne potevo più di problemi di ogni genere. Quando creai questo progetto, lo feci con la più limpida intenzione di fare musica e divertirmi. Poi purtroppo sono cominciati i problemi che non sto qui ad elencarti, e altre situazioni stressanti. Dopo la registrazione di Human Antithesis ero veramente esausto e svuotato di ogni forza ed ispirazione. Non ho acceso gli strumenti per tre anni finchè piano piano il tempo ha riacceso la passione e la voglia di comporre nuovo materiale. Grossa spinta l'ho avuta dalle tante mail di persone da tutto il mondo, soprattutto dall'Iran dove abbiamo un seguito pauroso. Alla fine eccoci qui, spero che il tempo abbia dato i suoi frutti, ma questo è la gente che dovrà dirlo.

Ripercorrendo la vostra storia, credi che l’evoluzione del progetto Void Of Silence abbia in qualche modo seguito o, meglio, sia stato influenzato dalle vostre storie personali? Come è cambiato, se lo è, il rapporto tra te e Ivan nel corso degli anni?

Beh, indubbiamente oltre che per la nostra vita privata, un cambiamento lo si è avuto per la maturazione di noi stessi. Quando iniziammo eravamo dei ragazzi ed ora siamo alla soglia dei quarant'anni, quindi è normale che il modo di vedere la musica si è modificato. I rapporti tra noi, sembra strano dirlo, ma si sono avvicinati nell'ultimo anno. Ognuno di noi aveva la propria vita privata,  amici differenti. Ci sentivamo poco per questioni extra musicali. Poi Ivan e la sua ragazza mi sono stati vicini nell'ultimo anno per questioni mie personali che mi hanno creato non pochi problemi. Così è rinato un certo affiatamento che negli anni si era spento. Anche se litighiamo ancora molto in fase di registrazione… È un gran pignolo mentre io sono molto accomodante, quindi a volte ci prenderemmo a sediate l'un l'altro.

Nuovo album, nuovo cantante. Com'è stata la vostra esperienza con Brooke Johnson (Axis Of Perdition)? Avete intenzione di continuare nel tempo questa collaborazione?

Dei tre che abbiamo avuto è stato il più tranquillo e disponibile. Ha fatto molti cambiamenti per cercare di seguire i nostri gusti, non si è mai opposto a nulla e ha collaborato tantissimo. È un bravo ragazzo con un potenziale enorme. L'unico rammarico è che ha registrato in Inghilterra e noi non abbiamo potuto raggiungerlo per fare le vocal sessions insieme come accaduto per gli altri album. Sono sicuro che avrebbe fatto ancora meglio.
Per il futuro non so cosa accadrà, ma credo che non avremo problemi a continuare con lui.

Come ha preso vita The Grave Of Civilization? Qual è stato il suo processo di sviluppo?

La composizione di questo quarto album ha richiesto tre anni. È stato allucinante. Purtroppo ogni tanto interrompevamo perché i problemi personali a volte ci colpivano, anche violentemente. Lavoro, famiglia, vita privata... è successo di tutto.
Poi abbiamo dovuto cercare un nuovo singer, perchè Alan, come noi, ha avuto gravi problemi. Lo abbiamo atteso per un anno e mezzo, ma poi dovevamo andare avanti. Così, dolorosamente, lo abbiamo sostituito.

Nel booklet è ritratto il Museo Della Civiltà Romana, che connessione c’è con il titolo del disco e in che modo va interpretata? In generale come è nato l’artwork per il nuovo lavoro?

La parte strumentale era molto epica e necessitava di un'immagine che descrivesse bene le sensazioni che erano contenute nell'album. Per più di un anno abbiamo cercato e ci siamo sbattuti per trovarne una adatta. Poi ho visto un book fotografico di un artista italo/iraniano che appunto riprendeva questo monumento. Abbiamo quindi deciso di recarci all'EUR, quartiere di Roma, dove appunto questo museo fu edificato nella prima metà del secolo scorso. Siamo rimasti senza parole per l'imponenza e la sensazione di pace che regnava davanti quelle colonne. Abbiamo così contattato Luca Hosseini che si trovava a Firenze, lo abbiamo invitato a Roma e ha fatto degli scatti per noi meravigliosi. A Brooke abbiamo dato queste foto e gli abbiamo detto di creare un connubio lirico tra la nostra musica e queste immagini. The Grave Of Civilization appunto. Una foto del tempio della civiltà e un concept sulla fine di essa.

Ad ascoltare questo nuovo album, si percepisce un suono decisamente pulito, elegante, sempre più dettagliato rispetto ai suoi predecessori. La matrice di stampo marziale e "industrial" tipica della storia musicale dei Void Of Silence sembra essersi in qualche modo affievolita, lasciando spazio a sonorità maggiormente solenni ed imponenti nella loro monumentalità. Le atmosfere del disco si dimostrano essere meno oscure ed opprimenti rispetto alle vostre precedenti produzioni, mantenendo tuttavia la drammaticità che da sempre vi distingue. Come sono nate le melodie ed i suoni che sentiamo in The Grave Of Civilization? Si tratta di un cambiamento naturale o è qualche cosa di specificamente voluto?

È un disco che rispecchia ovviamente quello che ci è accaduto in questo tempo. Abbiamo alternato momenti dolorosi con altri gioviali. Un mosaico di emozioni che ci hanno portato a modificare di volta in volta le tracce madri. Credo che l'aspetto imponente della nostra musica sia dovuto ad un amore immenso che io ho per tutto ciò che è maestoso. E la maestosità in musica la si può creare con un impatto sinfonico e dilatato.

I suoni e le situazioni che vi hanno ispirato in passato sono i medesimi che continuano a suscitare il vostro interesse, le vostre emozioni?

Per quanto mi riguarda sono sempre stato un appassionato di dark/ambient, ma negli ultimi anni ho scoperto il lato meno dark di questo genere. Artisti come Robert Rich, Steve Roach, l'elettronica di Klaus Schulze, la magia di Alio Die, più decine di altri nomi più o meno conosciuti mi hanno portato ad esplorare nuove soluzioni. Il tutto fuso con una visione della vita differente, molto più spirituale. Amo rilassarmi nella quiete e nella pace. Il mio cervello mi chiede spesso di estraniarmi dal mondo quotidiano per purificarsi. Vivo vicino al mare e spesso ci vado anche in inverno per meditare come si fa di solito davanti ad un fuoco.

A proposito di emozioni: The Grave Of Civilization si presenta come un lavoro ricco di melodie ma altrettanto ben fornito di atmosfere raggelanti, crude, vivide. A quali sensazioni o immagini avete fatto riferimento per concepire le 6 tracce del disco?

Questa volta non ci siamo ispirati ad un concept guida per la stesura dei brani, ma come ti dicevo alle emozioni del momento. Momenti che si sono protratti per tre anni molto diversi tra loro.

Questo è il terzo lavoro in uscita per la code666/Aural, un legame duraturo e profondo che ha saputo resistere alle lunghe attese e ai cambi di formazione. Cosa rende così salda questa partnership?

Emi Lanzoni ha sempre creduto in noi e ha saputo aspettarci. Abbiamo avuto problemi come in ogni buona famiglia, abbiamo saputo guardarci dentro e superare questi. Io cerco soprattutto un rapporto, oltre che di collaborazione, anche di amicizia. Se non c'è sincerità nei rapporti tra le persone, viene meno la voglia di fare le cose insieme. Con questo disco abbiamo finito il nostro rapporto contrattuale con la Code666. Se verrà rinnovato, bene, altrimenti chi verrà - al di là di un foglio di carta con delle firme sopra - dovrà essere un estimatore di quello che proponiamo.
Lui si è fidato senza sapere cosa avremmo fatto, altri volevano ascoltare l'album finito prima di pubblicarlo. Magari a condizioni economiche anche migliori, ma abbiamo voluto proseguire con questa label. Dovrà ancora uscire un box lusso con tutti i nostri album più inediti e altro. Non so ancora per quando sia pianificato, ma sono sicuro che anche in questo caso farà un ottimo lavoro.

Una domanda tanto vecchia quanto ripetuta: riusciremo a vedervi suonare dal vivo?

Non credo, anche perchè sto per sposarmi e il lavoro non mi permette di intraprendere tour in giro per le città. Però, chissà, magari in futuro qualche data la si potrà fare, ma la vedo dura.

Ti ringrazio per la disponibilità Riccardo, a te la chiusura.

Ti ringrazio dello spazio che mi hai dato. Spero di non dover attendere altri sei anni per la prossima intervista. Un saluto a tutta la vostra comunità.

::Void Of Silence su Audiodrome::

A cura di: Giacomo Tomasetti [giacomo.tomasetti@audiodrome.it]

Gruppo: Void Of Silence
Intervistato: Riccardo Conforti 

Data intervista: luglio 2010
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