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GROUND CONTROL & PUNISHMENT 18 RECORDS [inter]view

Sentiremo parlare parecchio dei Ground Control, al debutto con un album thrash (Insanity) che rischia di diventare un punto di riferimento per il metal nazionale. Abbiamo raccolto le opinioni di Fabio Cavallaro che ci ha raccontato tutto del pianeta GC. L’intervista prosegue con domande rivolte ai responsabili dell’etichetta discografica dei Ground Control – la Punishment 18 Records – gestita da Corrado e Marita.


Ragazzi: complimenti per lo straordinario debutto Insanity, non riesco a schiodarlo dal lettore del mio stereo. Presentate i Ground Control ai nostri lettori: di dove siete originari e come nasce il gruppo.

Fabio Cavallaro: Thank you very much, man! La band è nata (e tuttora risiede) nel veronese, come progetto di un gruppo thrash metal di stampo Bay Area, nel lontano 1996, sotto il monicker di Deluge, capitanata dal sottoscritto e da Alessio Garavello. Abbiamo cominciato suonando cover di Megadeth, Metallica e di altri mostri sacri degli anni ’80, esibendoci in vari locali e facendo crescere in noi, sempre di più, una passione che ci ha portato negli anni anche a comporre pezzi nostri. Il tutto non senza difficoltà: cambi frequenti di line-up, ricerca sfrenata di strutture idonee per coltivare la nostra passione e di membri adatti a condividerla, un temporaneo allontanamento di Alessio dalla band e, soprattutto, il travagliato cammino di questa maturità compositiva che ci ha portati al raggiungimento del nostro traguardo.
Come passo iniziale abbiamo registrato il nostro primo demo nel 2004, presso i Remasters Studios di proprietà di Nick Savio e di Tony Mad (thanks guys!!!) a Vicenza ed appena pochi mesi dopo, abbiamo voluto completare l’opera sfornando l’album completo.

Sono rimasto folgorato all’ascolto del vostro pezzo “Insanity (In My Mind)”, motivo per cui ho contattato la vostra etichetta – Punishment 18 Records – per ricevere il vostro promo. Altro mio motivo di stupore, è stato leggere che Insanity è un cd autoprodotto. La registrazione, il suono ed in generale la produzione sono ottimi. Siete dei piccoli prodigi o avete maturato esperienze passate nel mondo della musica che vi hanno fatto crescere fino a questi livelli?

Non ci chiamerei piccoli prodigi. È frutto di molto lavoro nel corso degli anni. Alessio ha registrato vari album con altre formazioni e l’esperienza comune di tutti ha aiutato a trovare il sound che puoi sentire. Vai ad aggiungere anche la nostra passione sfrenata per la musica, una smodata ricerca del “fare le cose per bene”, et voila, il gioco è fatto.

Durante la fase di produzione, lo strumento per il quale è più complicato trovare i suoni adatti è la batteria. Nel vostro caso, il suono della batteria di Insanity è straordinario. “Rischiate” di avere un futuro come ingegneri del suono!

Aspetta un attimo, forse ci hai scambiati per un altro gruppo!!! (se la ride, ndr).
Devi capire che avere un “muro” di batteria in background, che pompa allo spasimo, è essenziale per la buona riuscita di un disco. Non è ammissibile, secondo me, per un gruppo che vuole far sentire a tutti i costi la propria forza, un set di tamburi che suona fiacco. Ne risentirebbe tutto l’album completo, fidati. Il suono della batteria e la voce sono i primi elementi che colpiscono il pubblico, poi viene il resto. Pensa che la batteria è completamente acustica. Nessun campione né trigger, tutto frutto di Fabio (Perini).

Quanto tempo avete impiegato a realizzare Insanity? Siete soddisfatti del risultato finale, oppure con il senno del poi cambiereste qualcosa?

Per motivi, ahimè, economici, abbiamo dovuto, per così dire, “fare un po’ le corse”: abbiamo impiegato tredici giorni per registrare e mixare il tutto. Viene da sé pensare che, visti i tempi stretti ed il risultato finale, non ci possiamo di certo lamentare. Ovvio che poi tutte le volte che lo riascolti cambieresti ogni minima virgola dicendo “qui potevo far di meglio”, ma è normale, si è sempre autocritici con le proprie opere.

Megadeth, Anthrax, Death Angel: possiamo considerarli come i vostri numi tutelari?

Diciamo che ci hanno fortemente influenzato, che ci hanno instradato verso il loro stile, che sono alcuni dei nostri gruppi preferiti, di certo non abbiamo voluto emularli. Abbiamo solo preso spunto per partire, ma poi la strada ha proseguito verso orizzonti nuovi, cercando di dare più personalità possibile al nostro lavoro.

Suonate thrash metal di chiara matrice americana, ma siete riusciti ad apportare qualcosa di vostro nel sound dei Ground Control. Un tocco melodico che bene si amalgama con il muro sonoro che siete in grado di costruire. Inoltre, il cantato di Alessio è fondamentale alla piena riuscita della vostra musica. Tra le influenze musicali di Alessio possiamo citare Eric “A.K.” Knutson dei Flotsam & Jetsam e Mark Osegueda dei Death Angel?

Ti posso rispondere per come la vedo io?
Beh, in questo caso, no. Ti farei un elenco infinito dei suoi principali ispiratori, tra i quali Glenn Hughes, Eric Martin e moltissimi altri, ma questo è un terreno dove sarebbe giusto lasciar parlare lui.

Voi esordite per la Punishment 18 Records – un nome che non lascia dubbi su i suoi intenti – come è nata la vostra collaborazione con l’etichetta?

Con una semplice telefonata! Abbiamo avuto una fortuna incredibile. Siamo stati scoperti per caso dal produttore nel nostro sito Internet che conosceva dei ragazzi intenzionati a cimentarsi con un’etichetta, i quali dopo aver sentito alcuni mp3, aver ascoltato il demo ed averci visti dal vivo hanno deciso di contattarci e di farci firmare il contratto.

Ho letto buone recensioni sul vostro conto tramite i media italiani (riviste e webzine): i Ground Control stanno ricevendo attenzioni  dall'estero?

Siamo stati contattati per date in Slovenia, siamo andati in onda in una radio in Portogallo e in una USA e a breve dovremo essere su una compilation Rumena. Niente male come inizio. Sono molto soddisfatto.

Raccontateci come funziona il vostro processo creativo e di composizione.

Di solito, tutto nasce da un riff, o un ritornello, o addirittura da qualche sample di canzone intera, per poi dare spazio creativo ad ogni singolo elemento della band e creare così un mix di idee che vanno a concretizzarsi in un’opera completa. Ecco il motivo per cui il nostro disco non è monotono: tutti noi esprimiamo la nostra vena compositiva all’interno della band.

Di quali argomenti trattano i vostri testi?

Seguiamo prevalentemente due filoni: brani come “Days Of Justice”, “Vortex Of Violence”, “Truth” e “Oriental Sorrow” parlano del mondo dove viviamo, della violenza che troviamo ogni giorno in Tv, dell'idea di giustizia e della ricerca di quest'idea. L'altro filone affronta esperienze e sentimenti umani di ogni giorno, come la paura, la voglia di poter far sentire la propria voce, la voglia di scappare da alcune situazioni; insomma pensieri che quotidianamente sono parte della vita di molte persone. Nelle nostre lirycs ci piace essere molto legati alla realtà ed a sensazioni ed emozioni umane!

Ho raccolto dei commenti su di voi,da alcuni miei amici. Siamo concordi nel valutare che la traccia “Alone” (power ballad particolarmente melodica) avrebbe avuto migliore sorte, per un ascolto più lineare di Infinity, in una posizione più bassa, magari al posto della cover.

Ti ringrazio per questa critica costruttiva. Il pezzo è stato messo a metà della tracklist proprio perché volevamo un po’ “rompere” quel suono così violento delle tracce precedenti: in questo modo l’ascoltatore ha modo di respirare e di vedere il pezzo come un tocco di classe! Inoltre, a dire il vero non ci piace avere una ballad alla fine del disco, preferiamo finisca con i fuochi d’artificio!

Una curiosità: il libretto riporta i testi delle canzoni, tranne il testo di “Insanity (In My Mind)”, come mai?

E io che ne so?! Ti lascio nel beneficio del dubbio.

Avete avuto modo di provare le vostre canzoni in sede live? Se sì, quale feedback avete ottenuto dalla vostre performance?

Nella nostra set list live proponiamo sempre la maggior parte delle canzoni dell’album: sarebbe inutile, secondo me, creare un disco e non suonarlo dal vivo, sarebbe un controsenso. Facciamo musica, coltiviamo una passione, e  cerchiamo di condividerla con gli altri. Proprio per questo, a mio giudizio, il pubblico sta apprezzando le nostre performance live, proprio perché trasudiamo la passione che mettiamo nella nostra musica. Speriamo sempre di continuare così!

Insanity presenta un’ottima cover di “Metal Thrashing Mad” degli Anhtrax; avevate un lotto di cover da scegliere, oppure avete puntato direttamente su questo classico della band di Scott Ian?

“Metal Thrashing Mad” è un pezzo galattico e proviene direttamente da uno dei dischi che ci ha fatto e ci fa andare fuori di testa. Abbiamo scelto MTM perché quando lo suoniamo dal vivo succede il finimondo. Siamo soliti proporre pezzi della band di New York dal vivo, ma abbiamo scelto questo perché è un’autentica festa trascritta in note.

Facciamo un piccolo giochino: chi buttiamo giù dalla torre?
Dave Mustaine (Megadeth) o Jeff Waters (Annihilator).
Ace Frehley (Kiss) o Slash (Velvet Revolver).

Nessuno! Tutti sono stati e sono tuttora dei grandi, semplicemente. Ognuno di loro ha apportato alla sua maniera un’innovazione nel mondo del rock e del metal in genere e per questo non è cosa buona sminuirne alcuno.

Perché Ground Control?

Eravamo in studio per la registrazione del nostro primo demo e avevamo bisogno di un nuovo nome. Avevamo bisogno di un nuovo nome che segnasse una svolta che si era attuata nella band. Al tempo il monicker era Steel Jester e abbiamo scelto Ground Control semplicemente perché ci piaceva molto

Ragazzi, grazie della vostra disponibilità. Chiudiamo l’intervista chiedendovi se avete in programma delle date live.

La nostra programmazione di date si sta espandendo. Stiamo collaborando con altre grandi band thrash italiane quali Enemynside, Hyades, Subliminal Crusher e stiamo lavorando alla grande con la nostra etichetta per la promozione live. Sarete sempre aggiornati mediante il nostro sito web nella sezione “Ground.gigs”.
Stay hungry for thrash, guys!


La Punishment 18 records è un’etichetta giovane, vi va di raccontare ai nostri lettori quando siete nati e, soprattutto, quali obiettivi vorreste raggiungere?

Marita: Certamente. L’idea è nata poco più di un anno fa, alla fine dell’estate 2005, da me e Corrado. Fondamentalmente, la molla ci ha fatto muovere, è la grande passione che abbiamo per il metal e la musica in generale. Già da qualche anno eravamo all’interno del circuito degli “addetti ai lavori”, in un modo o nell’altro, e il passaggio dal dire al fare è stato breve. L’importante è essere convinti di ciò che si vuole fare: il resto viene da sé.

Corrado: Abbiamo i piedi ben saldi a terra. Siamo consci che il mercato è già coperto da grosse label che si occupano di questo genere e, chiaramente, non è pensabile di fare concorrenza alle major della scena, ma vogliamo ottenere un posto ben definito, visibile e sicuro.

Quanti gruppi avete sotto contratto e quali garanzie siete pronti a dare ai musicisti che si affidano alla vostra professionalità?

Corrado: Al momento i Ground Control sono l’unica band sotto contratto, anche se stiamo dialogando con altri gruppi che ci piacerebbe molto produrre. Quello che garantiamo è l’uscita del disco, senza interventi invasivi nelle scelte artistiche (se non ci piace qualcosa, non cominciamo neanche il percorso insieme) e l’impegno di far parlare e di far girare  per il mondo, il più possibile, il materiale che produciamo. Ci teniamo molto al rapporto umano e cerchiamo di curare molto questo aspetto. Alla fine è ciò che più conta.

Per un’etichetta giovane come la Punishment 18, internet può facilitare il reclutamento di nuovi gruppi e la loro promozione?

Marita: Sì, senza dubbio è essenziale. Internet ti dà una visibilità, potenzialmente, globale e, soprattutto, ad un costo irrisorio. Da quando siamo on line, molti gruppi ci hanno contattati per proporre il loro materiale e anche un buon numero di media (da webzine a giornali a radio) hanno richiesto, per esempio, di poter intervistare i Ground Control.

Il vostro nome rimanda direttamente ai Megadeth: è sinonimo di un’etichetta specializzata in thrash metal, oppure vi dedicherete ad ampio raggio nel promuovere la musica metal?

Corrado: No, il richiamo ai Megadeth è semplicemente un omaggio a questo gruppo che adoriamo. Amiamo il thrash metal più di ogni altro genere, ma ciò non vuol dire che ci limiteremo a questo.

Quali devono essere le caratteristiche principali, per le quale un’etichetta come la vostra, possa essere interessata a mettere sotto contratto un nuovo gruppo?

Marita: Il nostro metro di giudizio, nello scegliere una band piuttosto che un’altra, si basa soprattutto sulle capacità tecniche del gruppo e su quanto pensiamo, in base alla nostra esperienza, possa conquistare il pubblico. Inoltre, ci teniamo a conoscere personalmente i membri del gruppo e a vederli suonare dal vivo. Il lato live conta moltissimo per noi ed è un elemento essenziale per portarci alla firma del contratto.

In quale stato si trova, in questo momento, la scena underground italiana?

Corrado: La scena underground è molto viva e ci sono molte buone band che aspettano solo l’occasione di emergere. Ma sappiamo bene come sia difficile qui trovare pubblico, favore della critica e, soprattutto, un’etichetta disposta ad investire. Noi facciamo e faremo il possibile, ma non ci poniamo confini nazionali. Per aiutare la scena Italiana, forse, c’è proprio bisogno di renderla internazionale.

La promozione è l’argomento più scottante per un gruppo alle prime armi. Avete già maturato dei contatti di distribuzione che possano garantire un minimo di copertura, almeno sul mercato nazionale, dei vostri prodotti musicali?

Marita: Sì. Non abbiamo un unico distributore, abbiamo contatti con più d’uno in Italia e nel mondo fin dove siamo arrivati ora. Ma siamo in continuo fermento, ogni giorno cerchiamo di espandere la copertura e, ovviamente, questo andrà a tutto vantaggio delle prossime uscite.

Corrado: Ci vorrà del tempo prima di riuscire ad avere una rete di distribuzione internazionale, vera e propria, ma ci stiamo lavorando.

::Ground Control su Audiodrome::


A cura di: Stefano Giacometti [stefano.giacometti@audiodrome.it]

Gruppo: Ground Control
Label: Punishment Records [www.punishment18records.com]

Data intervista: 12/11/06
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