[audio]drome

GRAILS | Emil Amos

Articoli / [inter]view
Inviato da fabrizio 05 Set 2006 - 01:06

I Grails sono completamente fuori dall'ordinario, sia come risultato musicale, che come approccio alla materia, che come personaggi, basti osservare la composizione di una lineup senza cantanti o riflettere sulle parole insolitamente penetranti per quelle di un musicista alle prese con la solita barbosa intervista. Di chi sono (stati) i Grails ci parla Emil Amos, di mestiere batterista e mente pensante.




Il vostro album è uscito ormai da parecchi mesi e avete suonato molto in giro, qual è la vostra opinione ora sui pezzi che lo compongono e qual è stata la reazione dei fan?

Emil Amos: Be', sono successe tante cose dall'uscita di Redlight. Abbiamo dato nuova forma al sound della band e siamo entusiasti delle due nuove uscite che stiamo preparando. Redlight è stato un album di grande transizione e penso che presto sarà ricordato come appartenente alla nostra "prima fase". Non abbiamo più visto il violinista (Timothy Horner) da quando siamo scesi dall'aereo di ritorno dal tour europeo, ma sappiamo che ha venduto il suo violino per avere soldi per la droga, quindi possiamo dire con certezza che non fa più parte della band. Stiamo prendendo con noi un secondo batterista per alcune canzoni e io sto suonando di più la chitarra. Ci saranno due nuove uscite per il prossimo tour europeo (Ottobre 2005), che metteranno in luce le nostre nuove direzioni musicali: un EP su vinile 12'' conterrà delle registrazioni casalinghe per mostrare un lato più eclettico della nostra band, mentre un EP uscirà su Southern e conterrà 3 cover di pezzi psichedelici dei tardi anni '60/primi '70. Entrambe le sessioni sono state tra le più soddisfacenti che abbiamo mai registrato.

La prima traccia di Redlight, "Dargai", è una canzone tradizionale. Ce ne vuoi parlare?

Per quanto ne so è un motivo per flauto originario della Northumbria (regione della Gran Bretagna). Lo abbiamo conosciuto dal classico sottovalutato "Pour Down Like Silver" di Richard Thompson, un grande chitarrista. Penso sempre più che sia importante rivalutare le nostre radici musicali e capise cosa è venuto prima di noi.

Cosa ci dici invece della copertina, con il suo paesaggio greco?

Una delle caratteristiche basilari della musica dei Grails è la combinazione di scale e suoni antichi con un approccio moderno. Questo concept mi ricorda l'architettura di Louis Kahn nella quale le sue creazioni moderne avevano una qualità senza tempo a esprimere qualcosa di più grande della maggior parte delle concezioni umane, in una sorta di archetipo Junghiano. Molti dei suoi edifici hanno le qualità tipiche di una monolitica rovina Maya.

Le vostre canzoni non hanno testi, come possono raccontare storie e che tipo di storie raccontano?

Ho sentito persone dire che il songwriting viene da un impulso originale e primitivo di condividere storie e illustrarle agli altri nel dettaglio più profondo. Non posso dire di essere completamente d'accordo con questo, considerando che il suono ha preceduto l'uomo e che l'universo ha probabilmente sempre fatto la sua musica, governata da qualche tipo di regola atomica.
Noi vogliamo usare ogni metodo di musicologia per sorprendere ed eccitare noi stessi. Non sono sicuro che la musica debba sempre avere un inizio e una fine, ma questa è comunque la più ovvia e inevitabile tentazione che ci sia.

C'è dunque un'urgenza comunicativa nelle vostre canzoni o si tratta soltanto di una condivisione con il pubblico?

Probabilmente la seconda. Tolstoj ha detto che l'Arte, per definizione, è fatta in solitudine e poi portata agli altri "after-the-fact", così che questi possano relazionarsi ad essa e trovare la loro propria realtà in qualcosa di espresso genuinamente dall'artista. Direi che cerchiamo di esprimere qualcosa a e di noi stessi, prima e soprattutto. Il pubblico viene dopo nell'interazione dal vivo e, in quel mondo, anch'esso diviene parte importante della musica.

Dal mio punto di vista, la vostra musica è fatta di silenzi ed esplosioni, è una struttura molto affascinante. Cosa ne pensi?

Be', dato che la vita è fatta di queste stesse cose, penso che anche la musica debba rifletterle. Capisco che la musica sia utilizzata come fantasia ed evasione, ma tendo a considerare la realtà di maggior intrattenimento. Dunque ogni tipo di variazione e polarità che la vita stessa offre come una possibilità per la mente e le emozioni umane, penso sia da reputare degna per una trasposizione musicale. Non ci si dovrebbe mai limitare a provare solo certe sensazioni, ma sappiamo che la gente tenta continuamente di farlo.

C'è un gruppo di musicisti con cui vi trovate a vostro agio? I Grails sono una band solitaria oppure fanno parte di una scena?

Non siamo coinvolti in nessuna scena. Penso che la più grande scena in cui ci possiamo considerare coinvolti sia composta di persone diverse, in tempi diversi e in paesi diversi. Mi piace l'idea che una persona, come Kafka, che non ha mai avuto nulla di realmente pubblicato in vita, stia ancora raggiungendo con il suo spirito i secoli seguenti. Ci si può soffermare a pensare su quanto possa essere solitario stare a pensare da soli o non sentirsi in compagnia, ma nella storia si possono sempre trovare innumerevoli persone che si sono imbattute nelle stesse frustrazioni, probabilmente anche in maniera maggiore.

Siete stati in tour in Europa durante l'intero Ottobre, in che tipo di club avete suonato? Siete anche stati a Ravenna e Genova, dicci qualcosa di questi due concerti.

Abbiamo suonato in tutti i tipi di situazione in Europa. L'Italia probabilmente è stato il mio luogo preferito di tutto il tour, speriamo di suonarvo di più la prossima volta: contattateci pure se conoscete dei promoter con cui lavorare nella vostra città. Genova è stata la notte più selvaggia, senza dubbio uno dei migliori concerti che possa sognare. I ragazzi al Milk club sono stati grandi e la città era di una bellezza inimmaginabile. A Ravenna abbiamo suonato in un centro giovanile molto carino e siamo andati in giro completamente intontiti per tutta la mattina a guardare alcune delle più vecchie chiese che abbia mai visto. Gli americani non possono concepire strutture così antiche, dato che non abbiamo nulla di simile dalle nostre parti.

Avete potuto notare anche delle differenze tra il pubblico europeo e quello americano?

Sì, sfortunatamente gli americani hanno una durata di attenzione più bassa. La macchina dell'hype pubblicitario qui controlla troppe menti e troppo facilmente. Siamo costantemente delusi dall'incapacità del pubblico di pensare con la testa propria. Il pubblico europeo invece sembra carpire il significato intrinseco dell'arte in modo più diretto. L'"Arte" in America è troppo intrappolata nella nostra cultura sociale per essere vista chiaramente per quello che è. Troppa importanza viene data allo status, ai vestiti, ai riconoscimenti, all'affermazione di massa e alle apparenze soprattutto. È facile deprimersi per questa situazione, quando, anno dopo anno, l'America non sembra imparare dai suoi errori.

Che tipo di gruppi ascoltate solitamente e quali pensi possano avervi influenzato?

Le nostre band preferite sono quelle che trasudano la sensazione di essere sempre oneste con loro stesse. Alcune di queste sono Mogollar, Flower Travelin' Band, Sun City Girls, Erkin Koray, Can, John Zorn, Pink Floyd, Led Zepplin, Polvo, Cymande, Lajko Felix, Popol Vuh, Black Flag, Sandy Bull, ma la lista non finisce mai...

A cura di: Michele Giorgi [michele.giorgi@audiodrome.it [1]]
A cura di: Alessandro Ballini [info@audiodrome.it [2]]

Gruppo: Grails
Intervistato: Emil Amos



Data intervista: 27/6/2005

Questo articolo è stato inviato da [audio]drome
  http://www.audiodrome.it/

La URL di questo articolo è:
  http://www.audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=392

Links in questo articolo
  [1] http://www.audiodrome.it/mailto:michele.giorgi@audiodrome.it
  [2] http://www.audiodrome.it/mailto:info@audiodrome.it