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RC2 | Eduardo Benatar

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Inviato da fabrizio 28 Ott 2008 - 02:38

Arriva dal Sud America una delle più belle sorprese di questo 2008 in ambito prog, e precisamente dal Venezuela. Gli RC2, con il loro Future Awaits [1], si sono rivelati una formazione matura ed interessante, proponendo una piacevole miscela di rock, metal e tradizione sudamericana.
Abbiamo approfittato della cortesia di Eduardo Benatar, il batterista del gruppo, per conoscere un po’ meglio questa band.




Innanzitutto parlaci un po’ della band, di come si è formata e della sua storia...


Eduardo Benatar: Il gruppo è nato in Venezuela nel 1999 in seguito alla fine dei Radio Clip. La band precedente era maggiormente orientata verso il pop rock, ed ha avuto un buon seguito in Sud America tra il 1988 ed il 1994. All’epoca in cui sono stato chiamato a far parte dei Radio Clip non c’era alcun tastierista, così ho pensato di far entrare del progetto un mio vecchio amico dei tempi della scuola, ovvero Rafael Paz. Poi Arturo Torres, il bassista e membro fondatore di Radio Clip, si è trasferito negli Stati Uniti e quindi il nome della band è stato cambiato… E così è diventato RC2. Dal momento dell’ingresso in formazione di Rafael, abbiamo deciso di suonare il genere di musica che avevamo sempre amato, il progressive rock.

Voi siete venezuelani, ma vi siete trasferiti in Spagna. Come mai?

Sono successe molte cose contemporaneamente, ci sono state offerte delle opportunità edabbiamo voluto esplorare nuovi orizzonti. Inoltre la scena musicale in Venezuela non è molto grande ed attiva. Oltretutto Felix Duque si era trasferito qui quando abbiamo registrato il primo album, quindi venire in Spagna ci è sembrata la cosa più logica da fare.

Trovi che l’Europa offra più possibilità ad un gruppo rock rispetto al Sud America?

Sicuramente! In Europa c'è una scena musicale molto attiva. Credo che tutti noi siamo stati molto arricchiti da quello che abbiamo assorbito dal punto di vista culturale. C'è un interminabile offerta di spettacoli dal vivo ogni settimana, così la cosa difficile è decidere a quale a partecipare. Non credo in Venezuela avremmo potuto suonare così tanto come stiamo facendo qui... abbiamo tenuto spettacoli in ogni genere di posto, dalle grandi location ai piccoli bar.

Ho trovato piuttosto difficile capire se voi siate rock oppure metal... alla fine ci ho rinunciato. Tu come descriveresti la vostra musica?

Credo che ciò che suoniamo sia un rock progressivo, con caratteristiche sinfoniche e con un lato hard, ma non propriamente metal. Inoltre non possiamo dimenticare il folklore venezuelano. Quindi si potrebbe dire che suoniamo hard rock progressivo con elementi folk… credo che questa definizione sia esatta, ma è molto difficile descrivere la musica con degli aggettivi!

Il legame con la vostra terra, infatti, è molto presente nel vostro sound (mi riferisco in particolare a “El Diablo Suelto”, ma non solo), e trovo che questo sia uno degli elementi più interessanti. Cosa puoi dirci a tal proposito?

Riteniamo che folklore venezuelano sia molto ricco, è incisivo e di grande musicalità. Non siamo degli esperti, ma cerchiamo di adattare alcune di queste cose al nostro linguaggio sonoro. Abbiamo pensato che sia qualcosa che può farci risaltare, visto che non ci sono molte prog band che lo fanno, inoltre volevamo mostrare al mondo la grandezza di questa musica. Dovreste ascoltare un disco di John William, intitolato proprio El Diablo Suelto, e come il suo chitarrista ha riadattato dei pezzi folkloristici...

Ho trovato Future Awaits davvero un gran bel disco. Ne sei soddisfatto? C’è qualcosa che ritieni sia ancora migliorabile?

Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto. Quando abbiamo finito RC2, il nostro primo album, pensavo che fosse quasi impossibile per noi fare meglio di così, ma credo che invece ci siamo riusciti. Eh sì, come la maggior parte degli artisti ora stiamo pensando al prossimo disco… e sono certo che sarà ancora migliore!

Come funziona di solito la stesura dei vostri brani? Vi affidate a delle jam session o arrivate in studio con i pezzi già pronti?

Entrambe le cose. Alcune canzoni sono sviluppate partendo da jam ed altre sono scritte in precedenza. Ma questo disco è stato composto prevalentemente nel soggiorno di Rafael, da lui, Pedro Misle e me, con soltanto una tastiera e molta immaginazione!

Ci sono speranze di vedervi suonare in Italia in futuro?

Ci piacerebbe molto venire in Italia in tour. Ci sono stato un paio di volte e credo che sia un paese in cui la gente davvero ama ancora il prog. Ogni band valida va a suonarci!

Quando è stato nella tua vita che hai pensato per la prima volta di voler fare il musicista?

Beh, ci sono stati alcuni momenti cardine: guardando in TV il video degli Yes "Owner Of A Lonely Heart" ed acquistando l’album 90125 (era il mio primo disco), sentendo l’uso dei tom fatto Phil Collins in "Against All Odds " (è stata la prima volta in cui ho veramente notato l'effetto che può avere una batteria dalle ritmiche sincopate), ascoltando e riascoltando i dischi dei Beatles e guardando Tommy Lee suonare con i Mötley Crüe. Ma il momento determinante è stato la prima volta che sono salito su un palcoscenico. Mi sono sentito a casa!

Qual’è l’ultimo concerto che sei andato a vedere da spettatore?

Sono andato a vedere i Living Colour la settimana scorsa qui a Barcellona: grandi musicisti. E il prossimo sabato i Porcupine Tree. Sto contando le ore!

Quali sono i cinque dischi che ti porteresti su un’isola deserta?

Abbey Road (Beatles)
Paris (Supertramp)
IV (Led Zeppelin)
90125 (Yes)
Seconds Out (Genesis)

Mi sono già pentito di aver lasciato fuori Misplaced Childhood, Moving Pictures, Machine Head…

A cura di: Alessandro Martellani [alessandro.martellani@audiodrome.it [2]]

Gruppo: RC2 [www.myspace.com/rc2prog [3]]
Intervistato: Eduardo Benatar



Data intervista: ottobre 2008

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